Libertà Vo Cercando

Riflessioni sull’intervento di Cacciari al Festivalfilosofia 2021

Anno 2021: il mondo culturale italiano e internazionale celebra il padre della lingua italiana, Dante Alighieri, incentrandone gran parte delle mostre, degli allestimenti e degli eventi più significativi.

Scelta non di certo casuale, ma che vuole commemorare i settecento anni trascorsi dalla morte del Sommo Poeta, autore, com’è noto, oltre che di una delle opere universalmente riconosciuta come capolavoro della letteratura mondiale, la Divina Commedia, di saggi e scritti di spessore linguistico e politico, come il De vulgari eloquentia e il De Monarchia.

Proprio in occasione di tale ricorrenza  il comitato scientifico del Festivalfilosofia, evento culturale di portata internazionale che si svolge dal 2001, tra Modena, Carpi e Sassuolo, ha deciso di affrontare un tema particolarmente caro al Poeta: quello della libertà. Ancora una volta, non è un caso che proprio uno dei quattro membri del Comitato scientifico diretto da Francesconi, Massimo Cacciari, abbia deciso di dedicare il suo lungo intervento al rapporto che il pensiero dantesco interfaccia con il concetto filosofico di libertà.

Dante e il concetto di Libertà.

Esattamente come Dante, anche noi, ci invita a riflettere Cacciari, ci ritroviamo persi di fronte ad una “selva oscura”, smarriti nel labirinto dell’esistenza umana. Nati non liberi, ma ontologicamente vincolati a catene che impediscono all’Anima – a quella parte più vera, pura e, se vogliamo, immortale di noi che oggi chiameremmo Sè Autentico – di percepire e sperimentare la verità, ovvero la natura più profonda di ciò che ci circonda.

Il reale, esattamente come nel mito della caverna, narrato nel libro settimo de La Repubblica di Platone, è soltanto pallidamente intuito dagli uomini che, nel profondo di una grotta fissano solo le ombre degli oggetti che si trovano alle loro spalle, fuori dalla cavità. Di norma, ci limitiamo, cioè, supinamente a dare per buona e accettare come verità la sola sua illusoria proiezione.

La libertà quindi, ci suggerisce Cacciari (e Dante ancor prima di lui), lungi dall’essere un dato di fatto acquisito, una caratteristica intrinseca o un diritto del genere umano, altro non è che un processo che si snoda per approssimazione. Una tensione verso il vero e il giusto, che spezza i vincoli dei limiti del finito e mette in luce la parte più profonda e divina dell’essere umano.

La libertà come dono e scintilla divina.

Dio, nell’universo dantesco, è colui che fa dono all’essere umano (oltre al linguaggio) non tanto della libertà in sé, quanto della possibilità di liberarsi dalle sue catene.

La libertà è quindi un oggetto esterno all’essere umano, dono ultraterreno in puro stato di potenza, a cui si può avere accesso soltanto attraverso la messa in moto di azioni concrete che vanno a sciogliere, di volta in volta, tutti i limiti e i vincoli finiti che ci relegano alla nostra condizione ordinaria di schiavitù. L’atto di liberazione, dunque, diventa gesto radicale di rivendicazione della nostra natura non meramente oggettuale, ricordando all’umanità la sua scintilla divina.

Libertà e linguaggio.

Secondo Dante possiamo rintracciare un primo, fondamentale, segno della nostra libertà all’interno del linguaggio. Il linguaggio, inteso qui come forma eloquentia, ovvero capacità innata di parlare qualsiasi tipo di idioma, è strumento per esercitare il processo di liberazione: è proprio attraverso il linguaggio, infatti, che possiamo esprimere le nostre verità. “Ciascuno di noi” – ci ricorda Cacciari nel suo intervento a Modena – “attraverso il linguaggio”, attraverso cioè quella capacità di parlare che è comune ad ogni essere umano, “comunica le sue ragioni”. Detto in altri termini, noi siamo liberi, nella dimensione comune del linguaggio. Un linguaggio dove la parola è da intendersi nei termini del Logos, ovvero di manifestazione concreta di pensieri ispirati, guidati da Intelletto.

Dante Divina Commedia Purgatorio Maria Vittoria Cristiano Freelosophy

Dante, nel darci la sua definizione di libertà compie un passo ulteriore, legando il concetto a quello di morte, com’è chiaramente rintracciabile nella narrazione delle vicende di Catone. Morto suicida per difendere la sua libertà, Catone viene, sorprendentemente, collocato nel primo canto del Purgatorio e quindi almeno parzialmente sollevato dalla condanna morale legata al suicidio. Il messaggio, nel primo Canto del Purgatorio, è chiaro: non la morte in sé, ma l’essere pronti a morire per la propria libertà ci svincola da ogni forma di condizionamento e, per estensione, da ogni limite appartenente al mondo del “finito”. Questo atto così radicale, l’essere disposto alla morte pur di difendere il proprio poter essere libero, non è altro, nell’universo dantesco, che una riaffermazione di quella scintilla divina insita tra le pieghe dell’anima, che sublima l’essere umano da ente tra gli enti, ad individuo teso verso l’eterno e l’assoluto.

Difendere la Libertà: i fatti di Trieste.

Mai come oggi il pensiero di Dante, filtrato dalla lettura di Cacciari, risulta attuale e importante. Queste considerazioni ci fanno riflettere e ci forniscono lenti alternative, più autentiche e non manipolabili, attraverso le quali poter leggere la realtà che quotidianamente viviamo. Come – per esempio –  i fatti  gravissimi, accaduti a Trieste, in Australia o negli USA e in generale i movimenti di protesta sorti un po’ in tutto il mondo democratico, di cui finiamo per diventare superficiali spettatori.

Difendere la libertà – di un solo individuo o di un gruppo, di una minoranza o di un popolo intero – è un gesto divino di per sé. Un atto eroico che nulla ha a che vedere con prove di coraggio, meschini interessi privati o  piccinerie di categoria. Difendere la libertà, difendere quel processo di liberazione dai condizionamenti esterni e dalle manipolazioni politiche, vuol dire riappropriarsi della parola, della propria capacità di ragionamento, della possibilità di argomentare le proprie ragioni all’interno dello spazio comune del linguaggio contro ogni, dittatoriale retorica di regime. Difendere la libertà vuol dire, in altre parole, difendere l’umanità intera e quella sua piccola scintilla che le può permettere di sollevarsi oltre gli egoismi, i limiti, i ricatti terreni e può avvicinarla alla divinità.

E tu? Cosa ne pensi? Ti senti libero/a/* in questo momento? Riesci a conciliare la tua libertà personale con i mille impegni e doveri della vita quotidiana?

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Con Amore,

M. Vittoria Cristiano Dr,

Filosofa,  Counselor, Life e Self-love Coach

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