Tra le perle di saggezza che ci ha lasciato la Filosofia Antica, una delle mie preferite appartiene a Zenone di Cizio, importante esponente dello Stoicismo greco:
La ragione per cui abbiamo due orecchie ed una sola bocca è che dobbiamo ascoltare di più, parlare di meno
Questo spunto di riflessione ci rivela, attraverso una sorta di allegoria, un pattern che può diventare molto prezioso, se ripetutto all’interno di una comunicazione.
Lo studio della Semiotica ci insegna che, semplificando molto, la comunicazione di base può essere divisa in due blocchi principali: la trasmissione e la ricezione. Questi due blocchi si manifesteranno in modo diverso a seconda del contesto e del medium di utilizzo, ma lo schema generale risulta sempre lo stesso:
- Comunicazione Testuale: scrivere e leggere
- Comunicazione Verbale: parlare e ascoltare
- Comunicazione Visiva: mostrare e osservare
Si tratta del Modello Postale della Comunicazione (MPC).

L’MPC è un modello astratto, “disincarnato”, poiché si adatta a una serie di sistemi comunicativi diversi (dalla comunicazione tra esseri umani e animali fino alla comunicazione tra macchine) poiché non considera le caratteristiche peculiari deisingoli sistemi (biologici e non).
Questo modello elementare assume, infatti, che i segni di cui è fatto il messaggio siano una specie di contenitore fisico nel quale si deposita un certo contenuto (codifica). Il messaggio viene quindi inviato al destinatario che, ricevendolo, lo “apre” e lo decodifica, a patto che il medium di trasmissione abbia funzionato e che i due protagonisti del processo condividano lo stesso codice.
Il processo di comunicazione è, dunque, considerato come un processo binario del tipo “sì/no”: o il processo riesce o fallisce. Non esistono vie intermedie o altre possibilità.
Ma la comunicazione, specialmente tra esseri umani, funziona davvero così o c’è dell’altro?
Nell’osservazione di sistemi di comunicazione complessi, possiamo facilmente osservare i principali punti critici dell’ applicazione di un sistema come quello dell’MPC:
Ad esempio, all’interno del modello postale:
– la sostanza di cui sono fatti i segni ( immagine, voce, gesto etc.) è completamente indifferente rispetto al contenuto di pensiero veicolato (come la forma, il colore, il materiale della busta potrebbero essere irrilevanti rispetto alla lettera che contiene);
– la piena condivisione del codice da parte del mittente e del destinatario è data totalmente per scontata, ovvero è stata assunta una conoscenza simmetrica del codice;
– non tiene conto del processo di interpretazione che non solo è possibile, ma risulta essere del tutto fisiologico (e non solo all’interno di sistemi o codici comunicativi complessi)
In sostanza, il principale limite del modello postale della comunicazione è che non prevede la presenza di una mente che interpreti il messaggio. Non tiene cioè conto della componente ermeneutica della comunicazione.
Secondo diversi modelli semiotici, invece, l’analisi delle strutture comunicative deve coincidere con la ricerca delle sue potenziali strategie interpretative.

È il caso, ad esempio, di Eco che, affrontando la comunicazione testuale, definisce il testo “una macchina pigra“. Il senso di un testo, infatti, sarebbe determinato solo in parte dalle strutture o dai percorsi di senso potenziali costruiti dall’emittente (cioè da chi scrive): è il ricevente (cioè il lettore) quello a ricoprire il ruolo principe. Senza l’intervento, ovvero l’interpretazione, del fruitore il senso del tempo resterebbe “lettera muta“.
La costruzione del senso di un testo (e, per estensione, di qualsiasi forma comunicativa) si gioca in realtà all’interno di un processo dialettico. Un dialogo che si attiva tra le strutture del testo e le strategie di interpretazione del lettore e che trova definizione nel principio della cooperazione interpretativa nei testi narrativi (cfr. Lector in fabula).
Proprio perché la comunicazione, in tutte le sue declinazioni, risulta essere un processo dinamico e retroattivo, al ricevente viene richiesto uno sforzo duplice.
Da oggetto passivo, chi legge, osserva, ascolta, diventa soggetto attivo e creativo nella produzione di senso.
Ecco perché trovare nuove modalità di ricezione risulta un passo fondamentale nello sviluppo delle nostre capacità di apprendimento ed elaborazione di contenuti.
In poche parole, il rapporto 2:1 è la chiave.
A questo punto, se proviamo a trasformare l’affermazione di Zenone di Cizio in un suggerimento su come comunicare in modo più efficace, otteniamo qualcosa del genere:
Quando si tratta di comunicazione, dovresti impegnarti a ricevere il doppio di quanto ti impegni a trasmettere
In altre parole, dovremmo ascoltare il doppio di quanto diciamo, leggere il doppio di quanto scriviamo, dare il doppio dell’attenzione che chiediamo agli altri.
La differenza tra i due modelli comportamentali vanno ben oltre il regno della semplice comunicazione verbale. Riguarda il proprio atteggiamento come comunicatore: ha a che fare con il proprio scopo all’interno della comunicazopme.
La proporzione contenuta nel “rapporto 2:1” aiuta a ricordare che lo scopo ultimo della comunicazione non è ricevere attenzioni dalla nostra “platea” o persuadere il nostro interlocutore, ma uno scambio a doppio senso che ci arricchisce e ci aiuta a costruire o rinforzare relazioni.

Perché seguire la “regola” del rapporto 2:1 ?
1. Spostare il focus da sè stessi all’Altro, arricchisce enormemente
Più ascoltiamo/leggiamo/ci concentriamo sugli altri, più impariamo.
Conoscenza e comprensione di ciò che ci circonda, ci forniscono strumenti fondamentali per migliorarci. Anche se ami parlare e scrivere molto (come me) la “regola del 2:1” può aiutarti molto: più leggi, meglio scrivi; più ascolti in modo partecipe e attivo, migliori diventeranno le tue capacità oratorie; più sei in grado di osservare il mondo, più sarai in grado di descriverlo.
2. Quando presti più attenzione agli altri, crei delle relazioni più autentiche e significative
Come sosteneva Aristotele, l’essere umano è un “animale sociale”.
La nostra vita è costruita sulle fondamenta delle relazioni che creiamo. Migliori è la qualità delle nostre relazioni, più appagante tende ad essere la nostra vita.
Non esiste modo migliore per coltivare relazioni profonde (siano esse personali, sentimentali o professionali, che prestare attenzione alle persone che abbiamo deciso di far entrare nella nostra vita. Lascia che chi ti è accanto possa parlare un po’ di più, leggi con attenzione ciò che ti scrivono e quando siete insieme cerca di non incentrare ogni attività su te stessa/o.
L’apprezzamento che gli altri provano per la tua attenzione tornerà ad aiutarti lungo la strada. Le persone saranno a loro volta più propense ad ascoltarti e sostenersi. Cose essenziali, queste, per migliorare sensibilmente la qualità delle tue relazioni e della tua vita in generale. Rimanere in uno stato ricettivo, in pratica, è uno dei modi più efficaci per entrare davvero in contatto con altre persone in modo profondo e arricchente.
Consigli rapidi per mettere in pratica la regola 2:1
- Fai più domande:
Durante la conversazione cerca di fare meno affermazioni e più domande: cerca di approfondire il punto di vista dell’altro/a e soffermati sulle risposte ricevute.
- Aspetta 3 secondi prima di rispondere
Se diamo loro il giusto spazio, le persone tenderanno ad aprirsi di più con noi. Se ne avranno la possibilità, spesso continueranno a parlare, elaborando ciò che hanno già detto e per chi riceve, ciò significa avere l’occasione di acquisire un maggior numero di informazioni e una migliore comprensione generale.
- Parla leggermente meno di quanto vorresti
Come accennato, generalmente le persone sono spesso disposte a continuare a parlare se ne hanno la possibilità. Per essere più ricettivi, proviamo a non cedere all’impulso di essere ridondanti. Scegliamo affermazioni semplici e dirette per mantenere alta l’attenzione del nostro interlocutore e non diluire il senso di ciò che stiamo comunicando.
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Osserva gli altri (senza giudizio)
Un ottimo modo per evitare di concentrarsi su di sè durante una conversazione è osservare gli altri proprio quando inizi a interagire con loro.
Portano i capelli in modo diverso? Hanno vestiti nuovi? Noti qualcosa di particolare nella loro espressione o la loro postura? Il loro tono di voce è rilassato o teso?
Ci sono infinite osservazioni che puoi fare e domande che puoi porre al tuo interlocutore senza diventare invadente o rischiare di urtare la sua sensibilità: ti aiuteranno ad entrare in sintonia con la persona che hai di fronte e a consolidare meglio la tua relazione.
Questi sono solo alcuni piccoli consigli per iniziare ad applicare la “regola” della comunicazione 2:1.
La comunicazione, così come le relazioni, sono una questione di dare e ricevere: più sarai generoso/a e autentico/a, migliore sarà la comunicazione (e quindi la relazione) per te e per l’altro/a.
Hey people!!!!!
Good mood and good luck to everyone!!!!!
Ciao e grazie per essere passato/a.
Mavi